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sociologist
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Messaggio da sociologist » 22 gen 2010 18:57

Si radica sempre più in me il convincimento che, per una buona fetta dell’umanità, i confini tra reale e virtuale siano labili, quasi inesistenti tanto da assumere i contorni di un passaggio a livello incustodito, come se la coscienza avesse abdicato ed il passaggio dall’uno all’altro stadio avvenisse senza controllo.
Avatar: la rappresentazione digitale (un’immagine od un simbolo) della realtà fisica di chi frequenta un network sociale, è registrato in un sito o semplicemente in una chat. Adesso è un film, spettacolare ed assai costoso, seppur credo abbia già obbedito alla profezia che si auto avvera e seguendo la logica non lineare del “costa tanto, avrà pure una qualità nascosta”, ha fatto registrare veri e propri record al botteghino.
Estrapolo dalla trama quello che ritengo essere funzionale al mio post: un ex marine costretto sulla sedia a rotelle, per mezzo di assai sofisticate apparecchiature, riesce a governare col proprio cervello un corpo fisico di un alieno, in un mondo a lui totalmente ignoto.
La mente di un uomo in un corpo diverso dal suo, che ha quelle abilità che sono venute a mancargli (l’uso delle gambe) proiettato dentro un’avventura che ne assorbe sempre più le energie psichiche sino a fargli pensare che il mondo reale è quello del suo avatar e non quello geneticamente ereditato dai suoi genitori.
È un film, si dirà, e nella finzione scenica tutto è possibile e logico, poiché diverso è il punto da cui osserviamo la realtà e la cui elaborazione obbedisce a fenomeni per certi versi assimilabili ad uno stato ipnotico.
Facciamo un salto temporale di una ventina di anni, internet è ancora un fenomeno ben poco diffuso, i videogiochi hanno una grafica ancora rudimentale, sebbene la dipendenza da queste realtà virtuali sia già oggetto di studio, v’è ancora una soglia marcata tra reale e virtuale, tra interazione vis a vis e interazione mediatica.
C’è un mondo tridimensionale ove spazio e tempo hanno un significato, le distanze fra una città e l’altra sono misurate in ore di aeroplano o treno, le lettere viaggiano ancora con i ritmi paciosi delle uffici postali, una parola è scritta interamente senza che alcuno si azzardi a omettere le consonanti.
Quando il villaggio diventa globale, la prima barriera a cadere è quella dello spazio, la rete crea connessioni sempre più sofisticate ed alternative a quelle reali, la grafica dei videogiochi è talmente complessa da richiedere sofisticatissimi requisiti hardware che un utente medio (browser, videoscrittura e posta elettronica) mai userà nella propria quotidianità.
Sin dai tempi in cui i modem gracchiavano a lungo prima di connetterci al web, si amplia la realtà delle chat: v’è chi riesce a conservare intera la propria struttura di personalità e chi muta pelle ogni volta che è protetto dall’avatar, indossa la maschera del personaggio che intende rappresentare ed inscena una realtà virtuale che assume contorni più reali della realtà reale.
Crolla il mito del tempo, quello dello spazio è stato superato, la vita non è più unica ma si moltiplica secondo le regole del gioco che occupa interi pomeriggi, parte del mattino e finanche notti insonni.
I monitor hanno ormai assunto proporzioni inimmaginabili prima, funzionali all’assorbimento del giocatore che viene totalmente risucchiato dal vortice della realtà virtuale; casalinghe e padri di famiglia apprendono dai loro figli e sfuggono alla tridimensionalità, il suono e le immagini hanno sempre più valenza ipnotica; ci sono missioni da compiere e ruoli da interpretare.
Lo stereotipo del Vic20 e del Pacman che ingoiava i fantasmi è lontano anni luce, siamo quel che vorremmo essere in funzione dell’avatar che ci rappresenta, il poker non è più un evento da vivere faccia a faccia quanto un tavolo virtuale ove seggono personaggi provenienti da chissà dove.
Il denaro è elettronico, se non hai accesso allo home banking molte funzioni ti vengono precluse, la mappa stradale di un’intera nazione è racchiusa dentro un navigatore, il cellulare ti legge i messaggi che sono pervenuti, le consonanti sono sempre più rare.
Il tempo che regola le funzioni sociali è scandito in cifre binarie, le relazioni sono sempre più superficiali e durano sempre meno, nascono e muoiono amori vissuti in una chat senza una sola carezza reale, tutti sanno tutto: basta digitare una frase in un motore di ricerca, le lingue sono un optional tanto esistono i traduttori on line che semplificano tutto. Si vive “come se fosse tutto vero” quantità di realtà scotomizzata è sempre maggiore, si hanno centinaia di amici virtuali con cui mai interagirai, se ne perdo uno ne acquisisco cento altri che lo sostituiscono.
Ho dipinto una realtà che non esiste? Leggete questo post tra dieci anni (usate il calendario).
Il mio Trinidad Ingenios sapeva di poco, però l’ho fumato con il mio apparato sensoriale e ne scrivo usando il mio cervello, non quello del mio avatar.



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Akela
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Messaggio da Akela » 22 gen 2010 19:15

Oramai rimango sempre più basito dai tuoi interventi Nino... [ok] Puntuali, tecnici ma con quel piglio di semplicità che consente di comprendere discorsi molto più ampi e profondi.
Due passaggi su tutto:
sociologist ha scritto:il poker non è più un evento da vivere faccia a faccia quanto un tavolo virtuale ove seggono personaggi provenienti da chissà dove
...Verissimo!!!! Inutile dirvi che:
a) ripudio il poker on line :?
b) ho trovato persone che, pur sapendo giocare al poker hold'em, non sapevano giocare al classico poker a 4-5 giocatori con 32 carte. :shock: :shock:
sociologist ha scritto:v’è chi riesce a conservare intera la propria struttura di personalità e chi muta pelle ogni volta che è protetto dall’avatar, indossa la maschera del personaggio che intende rappresentare ed inscena una realtà virtuale che assume contorni più reali della realtà reale.
Vero...Molti di noi ad esempio, hanno proprie foto, altri veri e propri avatar (alcuni a me incomprensibili)...La butto lì: perchè non spiegarne le ragioni della scelta del proprio avatar?

Liuk
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Messaggio da Liuk » 22 gen 2010 20:24

Condivido l'analisi e trovo molto interessante la prospettiva spazio-tempo che si è delineata nella rete.
Da forte sostenitore e appassionato del continuo progresso tecnologico, sono felice che giochi e quant'altro portino sempre ad un ulteriore sviluppo hardware e non solo. Altrimenti saremmo ancora con il tubo catodico e il vecchio commodore 64 :mrgreen:
Akela (M) ha scritto:
sociologist ha scritto:il poker non è più un evento da vivere faccia a faccia quanto un tavolo virtuale ove seggono personaggi provenienti da chissà dove
...Verissimo!!!! Inutile dirvi che:
a) ripudio il poker on line :?
b) ho trovato persone che, pur sapendo giocare al poker hold'em, non sapevano giocare al classico poker a 4-5 giocatori con 32 carte. :shock: :shock:
questo è invece uno degli aspetti che secondo me presenta molti punti positivi. Prendendo il poker come spunto, uno può giocare a casa senza dover per forza muoversi (questione di comodità), può giocare quando ne ha voglia (praticamente a tutte le ore del giorno ed in qualsiasi giorno) e presenta anche punti positivi quali il bluff (per tutti quelli che quando hanno il punto sorridono sotto i baffi :mrgreen: ) ed in parte la possibilità di giocare con poste di qualsiasi tipo, o quasi. Nonostante anche io prediliga il poker "faccia a faccia" trovo comoda l'alternativa online, quando non mi è possibile la modalità principale.

Akela! sul poker all'italiana mi sento in dovere di sottolineare che il texas hold'em ha ben poco da condividere con quello a 5 carte! E' un po' come dire che chi sa giocare a briscola, deve sapere giocare anche a scopa! Sono forte sostenitore del texas rispetto all'italiana in quando è un poker dove a mio avviso l'abilità conta più della fortuna e soprattutto la matematica la fa da padrone..insomma è un poker probabilistico e decisamente più ragionato! ;)

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Alberto_Magnus
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Messaggio da Alberto_Magnus » 22 gen 2010 21:06

Post eccellente Nino, come al solito.
Veramente pregno di tante attualità che, come ogni cosa contemporanea, è difficile da cogliere per chi non è uso a rapportare il momento attuale a passato e futuro. Veramente bella riflessione, molto vicina a diverse disamine che mi sono spesso ritrovato a fare.

E' interessante anche la proposta di Akela, sul parlare del proprio "avatar".
Tra l'altro, da studioso e amante del Sanscrito, lingua da cui questo lemma proviene, rilancio, provando a partire dall'etimologia.

"Avatar" - o meglio avatāra - ha diversi significati, tra cui "discesa, "incarnazione". Nella letteratura religiosa indiana sta spesso a indicare l'atto tramite il quale alcuni Dèi prendono forma umana.

Dunque nel cyberspazio l'avatara sarebbe una rappresentazione del sè virtuale.
Spesso è il nascondersi dietro un dito, cosa è per voi.

Il mio avatar rappresenta un Lancero di Cohiba, per me rappresentante la nobiltà e la spiritualità del fumo (racchiusa volontariamente in un cepo desueto e poco popolare), adagiato su di un libro.
Per me, in un certo senso, la rappresentazione di certi valori che percepisco nel fumo lento. O nel vivere lento.

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opossum
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Messaggio da opossum » 22 gen 2010 23:16

nino è un grande.
il mio avatar è solo vanità legata alla tecnica. forse.
:lol:
r.

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Alberto_Magnus
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Messaggio da Alberto_Magnus » 22 gen 2010 23:24

opossum ha scritto:nino è un grande.
il mio avatar è solo vanità legata alla tecnica. forse.
:lol:
r.
:D [ok]

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Messaggio da gianluca111 » 23 gen 2010 01:09

Avatar in realtà significa "incarnazione di una divinita", in sanscrito. Poi si è abusato del termine con il noto uso in internet per indicare l'immagine collegata all'utente. Il film è più attinente, in quanto, alla fine, il personaggio principale diventa una specie di divinità. :wink:

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Messaggio da sociologist » 23 gen 2010 10:29

In primo luogo ringrazio tutti per il feedback e gli stimoli interessanti che avete messo sul tappeto. Ho cercato di enfatizzare quegli aspetti della comunicazione elettronica che hanno palesemente mutato , in peggio, le relazioni interpersonali. Ben venga il progresso tecnologico, a patto che sia funzionale all’innalzamento della qualità della vita e non produca disfunzioni quali quelle che ho sinteticamente descritto. Accattivante la proposta di Alberto, nessuno può sostenere che la scelta di un nick e di un avatar siano un prodotto della casualità. È mia opinione che essi siano predittivi del ruolo che ognuno s’ascrive in una comunità virtuale, del copione che intende “recitare”. Infine una considerazione sull’acquisizione dello status divino dell’interprete del film: credo sia l’aspirazione massima di chi confonde la realtà virtuale con quella fisica!

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el pedro
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Messaggio da el pedro » 23 gen 2010 15:10

splendido post Nino, ricco di spunti interessanti che invitano alla riflessione.
Anche chi si crede fuori da un certo mondo ( come me ad esempio che non sono usuario facebook ) mi ritrovo comunque identificato in questo specchio della societá moderna.

complimenti
pietro

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Messaggio da Mr.Japan » 23 gen 2010 15:29

nino è un grande.

Il mio avatar parla da solo :)
"...and I have met people, people who are so poor. So poor that the only thing they have is money" - Don Alejandro Robaina

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Messaggio da abby » 23 gen 2010 20:10

Nino... tra un pò organizzeremo pellegrinaggi sotto il tuo balcone e tu offrirai sigari (come onofrio del Grillo con le monete) :D
Sei uno spirito eletto con il buon senso di paragonarsi non alla media ma alla meta.

Io descrissi il mio avatar quando mi presentai...

Nel film Igor ruba un cervello su cui è scritto ABnormal ... AB sono le mie iniziali so... :wink:

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Messaggio da sociologist » 23 gen 2010 20:25

[quote="abby"]Nino... tra un pò organizzeremo pellegrinaggi sotto il tuo balcone e tu offrirai sigari (come onofrio del Grillo con le monete) :D
Aniello, abito a piano terra, però i sigari agli ospiti li offro volentieri!

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Messaggio da Gorgasm14 » 15 mar 2010 10:58

Il problema da te evidenziato non è da sottovalutare,ma intanto è una naturale tendenza dell'umanità.Bisogna calcolare la forte rivoluzione che internet ha apportato alla società.Badate non è un mezzo di informazione come la tv o la radio ma un esplicita rappresentazione della società odierna.
Oggigiorno OGNI PERSONA,chiunque può fare ciò che prima era impossibile.Vuoi volare?basta pagare e prendere lezioni.Vuoi incidere un disco e non hai una band?Computer!
Il problema è proprio questo:IL TROPPO!
Nella moltitudine delle possibilità l'uomo,a mio parere,si rintana in se stesso,si chiude in casa.Vedete il mondo dei replicanti,una schifezza di film,ma l'idea che l'uomo si chiuda in casa e comandi un cyborg,bello,giovane e attraente la dice tutta su dove andremo a finire.E a questo collegherei un decadimento dei valori oltre che dei contenuti.
L'altro giorno parlavo con un ragazzino di 15 anni,ascoltava dei gruppi che io all'età sua non avrei mai potuto conoscere.Così ho idagato chiedendogli quale fosse il suo genere preferito:"il black metal".Il punto è che non ascoltava neanche una band che suonasse black!Solo per aver letto su internet i primi righi di una biografia ha pensato di ascoltare quel genere.
Non c'è più il gusto di vedersi per scambiarsi le audiocassette e doppiarsele,consumare il nastro,indebitarsi con gli amici per averne una.
Adesso basta una chiavetta usb,non ci si indebita perchè la tirchiaggine non vien fuori a duplicare due brani mp3.Che poi piacciano o no,non è un problema basta ascoltare le prime due canzoni dell'album per poter cantare le gesta di una band che nemmeno si conosce.
La mia è solo una considerazione minuscola riguardo a un problema enorme,mi basta dire"uno,centomila,nessuno"
And I've been drinking from a broken cup
Two pairs of pants and a mohair vest
I'm full of bourbon, I can't stand up
Hey little bird, fly away home
Your house is on fire, children are alone

gianluca111
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Messaggio da gianluca111 » 18 mar 2010 17:47

Il 22 Aprile usciranno negli USA e in Canada le prime versioni in Blu-ray e DVD, senza contenuti extra particolari, però. A Novembre dovrebbe uscire la versione dual-disc Blu-ray, mentre la versione 3D si dovrebbe vedere solo nel 2011. Qui in Italia dovrebbe uscire il 5 Maggio.

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